Intervista a Carlo Valli attore, doppiatore, direttore del doppiaggio, dialoghista, fotografo italiano

Intervista a Carlo Valli, attore, doppiatore, direttore del doppiaggio, dialoghista, fotografo italiano.

«[…] Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse e il mondo appare diverso da quassù, non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi […]»

Dal film L’attimo fuggente (Peter Weir, Warner Bros Italia – Touchstone Home Video, 1989), Scenari artistici – Interviste, si apre oggi a Carlo Valli: attore, doppiatore, direttore del doppiaggio, dialoghista, fotografo italiano.

Benvenuto Carlo, vorrei lasciare a te la scelta di una frase per aprire questa intervista.
Apriamo con la frase che hai scelto: «[…] dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse e il mondo appare diverso da quassù […]»

La tua partecipazione al Festival Internazionale di Poesia di Genova nel 2022: quale suono, immagine, parola, poi divenuto ricordo, associ all’edizione?
Da appassionato di poesia mi ha fatto piacere ricevere l’invito. Ricordo l’incredibile sala che ci ha ospitati, due lampadari straordinari, palazzo bellissimo.

Hai iniziato a recitare a 10 anni e lavorato molto tempo in teatro prima di divenire doppiatore e dialoghista. Quale il ruolo della voce rispetto alle parole e al corpo in scena?
Il ruolo della voce in relazione al doppiaggio italiano è importante perché permette agli spettatori di usufruire del film, non tutti conoscono la lingua originaria o riescono a leggere i sottotitoli e guardare il film contemporaneamente. Un film è già “completo” per girare il mondo, il nostro doppiaggio serve al pubblico, ma se non eseguito bene può rischiare di rovinare un film. Il ruolo della voce, rispetto alle parole e al corpo in scena è importante perché bisogna dare una “verità” che dev’essere il più possibile simile a quella dell’attore che sta lavorando in quel momento perché, quando guardiamo il film, subito dopo i titoli di testa, ci dimentichiamo che in quel momento ci sono venti persone dietro la cinepresa e stanno recitando, entriamo nella verità di ciò che vediamo e la stessa cosa dobbiamo fare con la voce, non si può sbagliare.

«far credere che è vero è quello il difficile del doppiatore» . Da cosa partire nel dare voce alla voce di qualcun’ altro?
Bisogna partire da ciò che si vede e si sente, il doppiaggio è l’operazione di “incollaggio” sulla faccia dell’attore che si sta doppiando, è vero che il difficile è renderlo vero perché noi possiamo farlo solo con la voce però siamo abbastanza bravi perché la faccia dell’attore ha già fatto tutto, sempre parlando di film importanti e di attori veramente bravi, in questo caso dobbiamo metterci “solo” la voce italiana, ma appunto bisogna cercare di non sembrare delle voci fuori campo, bisogna interpretare e seguire l’attore che si vede e si sente il più possibile. In questo momento storico ancora di più, sono richieste voci molto simili all’ originale.

Mi ricollego al film l’Attimo fuggente, con protagonista l’attore Robin Williams deceduto nel 2014 e da te doppiato più di una quarantina di volte. Affermasti: «mi sembrava quasi di conoscerlo». Legarsi a un personaggio, a una voce, rappresentandone per decenni il timbro, le emozioni, i sentimenti. Cosa si prova quando termina il rapporto?

Quando l’ho saputo, è stato come se fosse morto un amico; non l’ho mai conosciuto, venne in Italia per la trasmissione del Maurizio Costanzo Show e in occasione dell’uscita del film Mrs. Doubtfire però io non ne ero a conoscenza, ero a casa e guardavo la televisione. Gli fecero vedere dei pezzi dei film da me doppiati e ricordo rideva, si capiva quanto per lui fosse strano sentirsi doppiato da un italiano (sorride, ndr) però ne era contento, alla fine fece i complimenti al doppiatore e volle conoscerne il nome, in sala alcuni miei colleghi glielo riferirono; mi fece i complimenti e io da casa me li presi.

Ricevetti notizia della sua morte da un amico, di notte e durante tutto il giorno mi raggiunsero un centinaio di telefonate da radio e televisioni, tutti mi chiedevano un’intervista, vicinanza anche da parte di persone comuni e ammiratori, qualcuno mi fece anche le condoglianze come se fosse stato un mio parente; ero in vacanza e ricordo vennero anche in Valle d’Aosta per intervistarmi. Mi è dispiaciuto molto, per me era come un amico ormai, l’ho doppiato così tante volte, più di quaranta film.

Con l’avvento del digitale com’è cambiato il mestiere del doppiatore?
È cambiato moltissimo. Qualche fonico non riuscì a stare al passo con il cambiamento e dovette smettere di lavorare. Noi lavoravamo con la pellicola, con un nastrino su cui veniva incisa una traccia dopo l’altra, non vi erano infinite piste, non era possibile ascoltare contemporaneamente più tracce registrate in giorni e tempi differenti, incidere una scena condivisa in momenti diversi, a differenza di ciò che è possibile fare oggi con il digitale, questo è l’aspetto positivo. L’aspetto negativo è rappresentato dal fatto che ormai i tempi di lavorazione si sono abbreviati, si producono più anelli a turno, allora in tre ore con alcuni direttori si potevano realizzare anche due o tre anelli, nemmeno trenta righe, finché non venivano bene. Adesso non è più pensabile, si realizzano cento-centoventi righe a turno, trentacinque anelli e dovendo andare così veloce si procede a discapito della qualità.

Il teatro in Italia
Ho cominciato con l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico perché volevo divenire attore di teatro, sono entrato in accademia (1962, ndr), diplomato nel 1965 e da allora ho sempre fatto teatro; allora le turné erano incredibili, sette/otto mesi ogni anno e poi sempre meno; ora recito anche in molti spettacoli che vanno in scena per due settimane o un mese al massimo, ma continuo a farlo; il teatro oggi non è più come una volta, non ci sono più le compagnie e anche i teatri stabili ormai realizzano spettacoli con due – tre attori, una compagnia di quindici – venti attori, come una volta, non esiste più e non è più pensabile, è tutto diverso.

Come si può inquadrare lo scenario?

Non in positivo, intanto perché la qualità è un po’ bassa, gli attori bravi di una volta sono quasi tutti morti oppure molto anziani, non c’è stato un vero ricambio; sì, ci sono ancora degli attori bravi, ma pochi e non ci sono più le compagnie private, magari in futuro evolverà in meglio.

L’insegnamento è sempre lo stesso, c’è l’ Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma, la scuola del Piccolo Teatro di Milano, il Teatro Stabile di Genova e ci sono dei fior di attori che insegnano, ma non c’è più la voglia di fare produzione per il teatro e ciò è dovuto al fatto che il prodotto artistico ormai è penalizzato in tutti i sensi perché non produce voti né soldi e quindi è sempre tutto molto complicato.

Il nudo femminile nella fotografia
La fotografia è uno dei miei hobby, l’altro è la musica, ultimamente sto studiando il violoncello. Mi piace la fotografia e fotografare soprattutto le persone perché diversamente dai paesaggi cambiano, sono vive, in ogni momento sono diverse dal momento precedente, il nudo femminile è una delle cose più belle che si possa fotografare ed è ciò che prediligo.

Vuoi anticiparci in merito ai tuoi progetti prossimi?
Ho iniziato a gennaio la direzione del doppiaggio del film Scream, mi sono occupato di tutti e quest’ultimo è il sesto, è lungo otto rulli e durerà due ore, siamo in sala a doppiarlo. La prima settimana di marzo curerò la direzione del doppiaggio di un film francese molto bello, di cui ho curato anche l’adattamento dei dialoghi, che ha come protagonista Isabelle Huppert. Una commedia divertente, ironica, sulla quale mi piacerà lavorare. Per ora non ho progetti teatrali.

Abbiamo aperto l’intervista con una frase; se volessimo lasciare parlare la parola come significante e come significato, cosa ci direbbe oggi?
Credo che il teatro non potrà morire mai, ve ne sarà sempre bisogno. Il fatto che persone “vere” facciano cose in quel preciso momento e tu le veda è qualcosa che non può scomparire e che né il cinema né la televisione possono attualmente fare. Il teatro sarà sempre vivo e importante e quindi credo prima o poi rifiorirà.

Grazie Carlo
Grazie a te, Laura

 

L’intervista è uscita sul numero 11 di ElettRivista 


Nota biografica

Carlo Valli è attore, doppiatore, direttore di doppiaggio e adattatore dialoghi. Partecipa a numerose trasmissioni radiofoniche e televisive fin da bambino. Si diploma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” nel 1965 e da allora partecipa a molti spettacoli teatrali con registi e attori come E.M.Salerno, L.Ronconi, G.Cobelli, F.Enriquez, V.Zurlini, G.Sbragia, M.Missiroli, G.Bosetti, G.Lavia, A.Calenda, M.Bolognini, S.Fantoni, M. Sciaccaluga, F.Crivelli, P.Giuranna, P.Carriglio, R.Andò, D.Salvo, D.Pecci. Dal 1966 lavora anche nel doppiaggio come doppiatore, direttore e dialoghista. Fra i numerosi attori doppiati, (Kurt Russell, Bill Pullman, Colm Meany, Jim Broadbent, Richardf Dreyfuss, Martin Sheen, Robert Duvall, e altri), è stato la voce italiana di Robin Williams. Nel 1995 ha vinto il “Nastro d’Argento” per il doppiaggio di “Mrs. Doubtfire”.

FANTAGENOVA Racconti al limite della realtà

FANTAGENOVA – Racconti al limite della realtà (Erga Edizioni, 2022)

Esce oggi FANTAGENOVA, un libro di di racconti di fantascienza con audio. ( Laura Capra, p.179)

“…” dopo il primo dedicato ai miti letterari, della collana Lega-Menti, che mette in risalto Genova, presente in ogni sua declamazione, dai vicoli, fino al mare e al suo entroterra collinoso e boschivo,
e che pone l’accento sui contrasti che già sono presenti nella realtà in cui viviamo e che qui, con la forza propulsiva della fantascienza, vengono ancora più a galla, pronti per fare riflettere, incuriosire e appassionare. “…”

Presentazione alla Feltrinelli Librerie di Genova, 05 Ottobre 2022

 

Recensione dell’opera “Mircea Ivănescu – Altre poesie scelte (1968-1976)”

Recensione dell’opera “Mircea Ivănescu – Altre poesie scelte (1968-1976)” su la rivista interculturale bilingue Orizzonti culturali italo romeni

« […] La poesia non deve essere rappresentazione,
serie di immagini ─ così sta scritto. La poesia
deve essere discorso interiore. […] ». (Mircea Ivănescu, La poesia è altro?, p.41)

Ci spostiamo tra le righe dell’ antologia di Mircea Ivănescu, Altre poesie scelte (1968 – 1976) (Antologia e trad. a cura di Federico Donatiello, testo romeno a fronte, Criterion Editrice, Milano, 2020), in questa estensione dello spazio, verso questo essere parte di “qualcos’altro” che però è costantemente centro interno e ricordando ciò che affermò del poeta, il critico letterario Radu Vancu: «ho capito tutta la poesia di Ivanescu: un gigantesco sforzo per diventare invisibile» [1]

Siamo nell’intersezione ed è proprio lì che prende vita la linea sottile che trascrive il sentire nell’esprimibile; poeta dei ricordi che prendono forma nell’inquietudine e si installano tra le righe, popolandosi di presenze e scene, laddove la morte diviene collante della desiderosa possibilità di vita.
In questo sottrarsi l’autore resiste ancorandosi al proprio ricordo, nell’elicoidale transizione tra il vissuto e il desiderio dell’immaginato che non può più essere reale.
Ed è di questa transizione il finale, di questo “non luogo” di cui il poeta si ciba e nel quale riverbera i propri versi, non prima di aver scoperto l’interesse per la letteratura inglese e americana e divenirne traduttore.
«La poesia è altro?»

La recensione completa su Orizzonti culturali: http://www.orizzonticulturali.it/it_poesia_Mircea-Ivanescu-3.html

 

NOTE

1. (R.VANCU, Trasparența, Humanitaș, Bucaresti 2018, pp. 120-121)
2. La recensione uscita originariamente nel 1968 è ora compresa in N. MANOLESCU, Literatura română postbelica. Lista lui Manolescu. 1. Poezia, Aula, Brașov 2001, pp. 103-104.

 

Versopolis – Piattaforma europea di poesia

Versopolis – Piattaforma europea di poesia

E’ poetessa italiana scelta per la piattaforma europea di poesia Versopolis (Progetto Creative Europe)

“Laura Capra is a unique voice among the new generation of emerging Italian poets. Militantly averse to anything that reeks of compromise, she condenses the truth and nothing but the truth in adamantine, recalcitrant and refractory poems that defy the comfort of easy aesthetical satisfaction. Her debut Nero fittizio (Fictitious Black, Puntocapo 2020) offers an impressive collection of strikingly effective poetry, which dares to be as harsh and as hermetic as reality. It’s rare and thrilling to see the paradoxes and ambiguities of our existence in the modern world undressed to their bare bones and laid out for us with such loving cruelty. “ – I. L. Pfeijffer

“There are several reasons that explain the originality of Laura Capra’s poetic voice. To summarise the most obvious, it seems appropriate to emphasise the happily liminal quality of the words that inhabit “Nero fittizio” (puntoacapo Editrice, 2020), the Genoese poet’s long-considered debut collection. Liminal, mind you, in at least a two-fold sense; since Laura Capra’s words are steeped in poetic thought that moves you with a restless yet calibrated pace, without any of the stylistic flourishes typical of a newcomer, for instance – in slippery mental territory significantly compressed between an “external” reality (the world outside, nature complete with all its sign-images and its fetish-images, full of mindful feeling) and an “internal” reality that has already subsumed the other, so to speak, poetically distilling the conceptual juice that turns it towards its essence. Laura Capra’s poetry, is neither lyrical or anti-lyrical, neither object-orientated nor experimental, neither hermetic in taking sides nor (even less so) eager for sympathy and easy consensus: “little inclined” to rhetorical compromise, completely anti-Petrarchist, it lives in its own medium, or better still in its own middle-world, in which the dreamy perceptivity of the lyrical self knows how to wed itself, from the very begining, with intelligence, and with a limit (historically opportune, as well as psychologically relevant) of a vocation to disenchantment. Energetic and Dickinsonianly vertical poetry, that of Laura Capra is moved by a courageous gradient of metaphysical trepidation that anchors her, without hesitation, to the North Pole of vision: the metaphor. “– M. Morasso

“[…] A distinguishable poetic voice, short and rhythmic verses; the writing dense, calibrated in its power, it is internal, but at the same time open to the outside […]; it is multifaceted poetry, non-linear hence obscure yet clear, but in all this breathes a profound freedom […]; the listener is not asked for any softening, not even when passion, independence and death are confronted. An essential yet completely full structure, keeps the reader forcefully tied to the images and gestures […].  […] the elsewhere, that is also the present time, that which appears in life but which is not given, but conquered, because it is not asked for, nor even obliged, represents the trait tied to the resistance in which the searching that is the basis of poetics, of that which wants to be attained, lived, and always guarded as the matrix of existence […] the attention to detail, the bold phrasing, the passionate writing, the lucid sense of not belonging which different thinking, that is at the same time a constant dialogue […]. “– M. Federico

 

Foto: Davide Pambianchi

Intervista ad Ana Blandiana per la rubrica Scenari artistici – Interviste

Intervista ad Ana Blandiana, poetessa, scrittrice, sostenitrice dei diritti civili in Romania. Per la rubrica “Scenari artistici – Interviste” pubblicata sul numero di Elettrivista

«E io ho gridato furiosa NO / dimenticando che il grido significa vita.»

Da L’orologio senza ore (A. Blandiana, L’orologio senza ore, Ho avuto paura, Elliot Edizioni, 2018, p.45), Scenari artistici – Interviste, si apre oggi ad Ana Blandiana: poetessa e scrittrice, sostenitrice dei diritti civili in Romania. La lotta alla comprensione lascia spazio alla dignità ed è il “silenzio” della poesia a donare ombra al mondo.

Benvenuta Ana Blandiana, vorrei lasciare a lei la scelta di una frase per aprire questa intervista.
,,Avete mai visto gli occhi di un bambino malato? Gravità, tristezza, lo sconfinato stupore per il dolore che vi si legge? È ciò che ho sempre voluto esprimere in poesia.”

«Non hanno più ombra le parole che hanno venduto la propria anima». L’ombra della parola per lei.
L’ombra delle parole è il loro potere di lasciare tracce nelle menti e nelle anime attraverso le quali sono passate. L’ombra dei miei testi, la loro aura oscura o luminosa è il modo in cui vengono letti, imparati a memoria e adottati da coloro che in questo modo sono legati alle mie gioie o sofferenze. La poesia è il tentativo di esprimere l’inesprimibile, tentativo che riesce in quanto si tratta di qualcosa d’ intenso e di autentico. Nella leggenda medievale tedesca, colui che vendeva la propria anima al diavolo poteva essere scoperto perché non aveva più ombra.

«[…] Con tutte le forze / corro ancora per trovare il luogo / dove sedermi a terra e contemplare / la linea che separa il male dal bene. / Ma sempre il male smette prima / che ne scopra il confine / e ricomincia prima / di capire fin dove è bene. […]» (A. Blandiana, Il confine, Un tempo gli alberi avevano occhi, Donzelli editore, 2004, p.39). Come inquadrare i diritti civili oggi?
Ovviamente, i paesi del mondo oggi rientrano in varie categorie non solo in termini di potere e interessi economici o militari, ma anche in termini di posizione nei confronti dei diritti umani, che è diventato il criterio dei criteri nel senso che è l’unico dichiarato e costretto a coprire criteri
meno onorevoli. A seconda del rispetto dei diritti umani ci sono da un lato „il mondo buono” del pianeta e dall’altro i paesi che non li rispettano, alcuni dei quali del tutto poco frequentabili. I diritti umani violati nei vari Stati del mondo sono diversi, ma tra questi la violazione del diritto
alla libertà di parola non è solo la più comune, ma anche la più significativa e simbolica, perché una volta esclusa la libertà di confessare, di criticare, di protestare, tutti gli altri diritti possono essere aboliti in silenzio, e d’altra parte la scomparsa di questo diritto è il segno sicuro della nascita di una dittatura. Vorrei soffermarmi sull’evoluzione, più precisamente sul degrado, non in Corea del Nord, Russia o Cina, ma nei paesi del mondo libero, dove gli Stati sono davvero Stati di diritto, ma il degrado avviene attraverso la strana influenza di alcuni punti di vista attuali all’interno della società civile. Mi riferisco, ovviamente, a quella che viene chiamata correttezza politica, una corrente di opinione discendente dall’estrema sinistra tedesca degli anni ’30 i cui rappresentanti dei profughi degli Stati Uniti quando Hitler salì al potere arrivarono a dominare le università americane e a decidere cosa fosse giusto e cosa no, facendo liste di scrittori da censurare introducendo intimidazioni e paure nelle società libere. Prima dell’89 scrivevo con tristezza che chi ha bisogno di coraggio per essere libero non è libero. Non avremmo bisogno di nuovo di coraggio dal momento in cui chi non rinuncia alla libertà di espressione e al buon senso rischia di essere espulso dallo spazio pubblico?

Mi collego alla literatură de sertar e al suo romanzo Applausi nel cassetto: «[…] Ho voluto vedere cosa significasse prima e ho guardato l’orologio, ma l’orologio si era fermato» (A. Blandiana, Elliot, 2021, finalista al Premio Strega Europeo 2021, p.36) e lo correlo al fraseggio presente ne L’orologio senza ore: «Avevano tolto all’orologio le ore / così come è possibile cavare / gli occhi a un animale / perché non veda più. […]». (A. Blandiana, L’orologio senza ore, p.117). Quando avanza la cecità?
Oggi viviamo in un’epoca in cui le persone, i popoli, gli Stati sembrano essere sempre più ciechi, nel senso che non distinguono più non solo il bene e il male in se stessi, ma anche ciò che è buono o cattivo per se stessi. Dall’ingegneria genetica alla chimica degli alimenti, dall’inquinamento dell’aria all’avvelenamento degli oceani, dal riscaldamento globale alla deforestazione, l’umanità sembra muoversi verso il proprio suicidio, mentre attraverso
movimenti terroristici, dittature e guerre la storia viene costruita male ed è pronta a crollare. La domanda è se sono davvero ciechi o fanno finta di non vedere. I grandi Stati democratici del mondo libero non hanno visto Putin bombardare la Cecenia, devastare l’Afghanistan, invadere la Crimea mentre lo si trattava come un partner d’ affari, solo ora che probabilmente è troppo tardi, hanno aperto gli occhi? E Putin è cieco e non vede come, sotto la pressione delle sue ambizioni criminali contro l’umanità, la stessa Russia stia sprofondando nell’oscurità delle maledizioni di altri popoli?

«[…] la ribellione non viene prodotta perché non ne ha le condizioni soggettive […], ma neanche oggettive […]. Così […] un popolo, che non può essere manipolato, può comunque essere governato facilmente. La libertà interiore si trasforma in condizione e perfino in strumento di sottomissione estrinseca». (A. Blandiana, Applausi nel cassetto, p. 77). Quale la correlazione tra libertà e prigionia?
Diversi anni fa, all’interno del PEN Club rumeno, ho organizzato una conferenza internazionale – alla quale ho invitato ex prigionieri politici dell’Europa dell’Est, ma anche del Portogallo e della Spagna – sul tema „Tra libertà fisica e spirituale”. Con mia sorpresa, le discussioni molto interessanti hanno portato alla conclusione che, dopo essere stati imprigionati, perdendo non solo la libertà ma anche la possibilità di ottenere compromessi, si sentivano più liberi di quanto non fossero stati fuori dalle mura del carcere, quando erano costantemente perseguitati dalla preoccupazione di non fare nulla che avrebbe fatto perdere loro il brandello di libertà che ancora avevano, e in questo modo avrebbero perduto il suo contenuto prima che fosse perso. Solo quando non avevano più nulla da perdere, confessarono di aver scoperto la libertà interiore, pura, indeterminata dalle circostanze. D’altra parte, dall’interno del terrore, nella mente dei repressi, la nozione di libertà – verso la quale tendono e la cui speranza li mantiene in vita – è un valore infinitamente più vivido e importante di quanto non sia nella mente di coloro che l’hanno, alla quale si sono abituati, che a loro sembra ovvia. Confrontate la pigra libertà dell’Occidente con la libertà in nome della quale gli ucraini resistono.

[…] nello studio della direttrice i cassetti pieni di applausi, l’armadio con i nastri magnetici e le cassette su cui essi erano registrati […] e classificati […] di modo che la loro utilizzazione a tempo e luogo opportuno risultasse un’operazione semplice e priva di qualsivoglia rischio. […]. (A. Blandiana, pp.213-214). Come si ottengono gli applausi oggi?
La prima cosa che si può dire è che sono molto diversi da quelli di cui ho scritto e, in ogni caso, non sono più obbligatori (che forse nei sogni di Putin). Infatti oggi l’applauso è riservato soprattutto allo sport, all’ arte, anche alla poesia. Non ci sono più politici applauditi. Invece, il numero dei festival di poesia è in aumento, con centinaia o addirittura migliaia di ascoltatori stanchi del materialismo della società dei consumi e alla ricerca di una forma di spiritualità nella poesia (André Malraux ha detto che il XXI secolo sarà religioso o non ci sarà per niente)

«[…] Non ciò che direi in quei manifesti o su quei muri è importante, ma accettare il rischio del gesto della rivolta, la disponibilità a pagare l’ammissione dell’opposizione.» […]. (A. Blandiana, p. 263). L’opposizione oggi?
Ora la rivolta e l’opposizione in Romania sono contro la corruzione, in Europa contro il mancato rispetto della propria definizione e tradizione, in America contro il politically correct e il progressismo, in generale contro la stupidità che fa credere che il male sia più redditizio del bene

«Posso salvarti. Un autore può qualunque cosa. […] posso farti crescere le ali, volare, […] ». […] «Ogni volo è una fuga» dice […] «E ogni fuga è una sconfitta». […] «Non è vero! […] » comincio a gridare […] «Solo da noi dipende non accettare. […]. Spiega le ali” […] «Che ragione ci sarebbe?» sento ancora. «Non puoi fuggire dal tuo libro…». (A. Blandiana, p. 388). Come si cambia il finale?
Una meravigliosa frase di Einstein afferma: „Ci sono due categorie di persone nel mondo, quelle che non credono nei miracoli e quelle che credono che tutto sia un miracolo”. Io – così come il grande fisico, tra l’altro – appartengo alla seconda categoria. Ad esempio, il modo in cui il male
di attaccare l’Ucraina si trasforma davanti ai nostri occhi nella solidarietà del mondo libero, così frammentato finora, e il suo risveglio dalla pigra libertà al comprendere il pericolo rappresentato dalle forze totalitarie post-comuniste.

Perché scrivere poesie oggi, e soprattutto perché leggerle?
Perché scrivere e leggere poesie è una forma di salvezza dalla materialità e dal consumismo che gradualmente ci inghiotte come sabbie mobili. Una volta ho tenuto una conferenza dal titolo „Può la poesia salvare il mondo?” e, per quanto strano possa sembrare, la risposta è sì. Nelle carceri comuniste in Romania, le persone facevano poesie che trasmettevano attraverso muri con il codice Morse per non perdere la testa, e ora il numero dei festival di poesia nel mondo sta crescendo esponenzialmente perché le persone sentono il bisogno di uscire dalla logica dell’assioma „ il tempo è denaro”. Il tempo è denaro, ma l’eternità non lo è, e la poesia è il nostro accesso all’eternità.

Abbiamo aperto l’intervista con una frase; se volessimo lasciare parlare la parola come significante e come significato, cosa ci direbbe oggi?
„Lo scrittore non è il creatore, ma il testimone del mondo attraverso il quale passa. Se fosse stato creato dai poeti, il mondo sarebbe stato completamente diverso.”

Grazie Ana Blandiana

 


Nota biografica
Ana Blandiana (nome letterario di Otilia Valeria Rusan) è autrice di 16 libri di poesie, 2 libri di novelle fantastiche, 1 romanzo e 7 volumi di saggi, pubblicati in romeno e di 98 libri tradotti in 24 lingue.
Premi romeni e internazionali: Premio Nazionale di Poesie, Premio Opera Omnia, Premio Nationale Lucian Blaga (Romania), International Herder Preis
(Austria), Premio Internazionale Vilenica (Slovenia), Premio “Il Poeta Europeo de la Liberta” (Polonia), Griffin Prize for Excellence in Poetry (Canada),”Corona d’Oro di Struga” (Macedonia). In Italia: Premio Acerbi, Premio Internazionale Camaiore, Premio Internazionale di poesia della città dell’Aquila, Premio “Terzo Pilastro”. 3 interdizioni di pubblicazione nel suo paese 1959-1964, 1985, 1988-1989.
Membro di Accademia Europea di Poesia, Accademia di Poesia Stéphane Mallarmé, Accademia Mondiale di Poesia (UNESCO). Membro dell’ Accademia Romena Chevalier de la Legion d’Honneur.

Intervista ad Ana Blandiana Presentazione di “Applausi nel cassetto”. Palazzo Ducale

Intervista ad Ana Blandiana, scrittrice e poetessa romena, sostenitrice dei diritti civili in Romania, ospite del Festival Internazionale di Poesia di Genova, Parole Spalancate, in occasione dell’uscita del suo libro “Applausi nel cassetto” edito da Elliot. Traduzione in simultanea

 

 

 

 

PREMIO DI POESIA EDITA Dieter Schlesak e Vivetta Valacca

PREMIO DI POESIA EDITA – “Dieter Schlesak e Vivetta Valacca” (2022)

Nero fittizio è tra le 10 opere finaliste al Premio di Poesia edita “Dieter Schlesak e Vivetta Valacca” per la sezione B, Libro di Poesia in lingua italiana (Opera prima)

 

 

Comunicato: Finalisti PREMIO DI POESIA EDITA “Dieter Schlesak e Vivetta Valacca” (2022)

Recensione dell’opera “Io sono Ombra” di Gilda Valcan

Recensione dell’opera “Io sono ombra” di Gilda Vălcan, poetessa romena, su la rivista interculturale bilingue Orizzonti culturali italo-romeni e per Criterion editrice

[…] e Dio gioca con le loro vite
e il Diavolo gioca con le loro menti,
e io danzo schiacciata tra i fiori
sopra la mia tomba
aperta dall’alba all’alba
e comunque non muoio! […]
(Gilda Vălcan, Io sono ombra, Poesie scelte, p. 113)

L’ombra avvolge e lega questa antologia di Gilda Vălcan, Io sono ombra, Poesie scelte (Antologia e trad. a cura di Irma Carannante, Criterion Editrice, Milano, 2021).

Io sono ombra è quasi un’ammissione di completezza, è «danzare schiacciati tra i fiori sopra la propria tomba» (pp.111-113)
«Dare ombra» fu caro a Paul Celan [1] e alla creazione delle ombre soleva guardare Sylvie Plath mentre viveva il mondo attorno a sé.
Se, ne La carne della solitudine [2] lo sguardo di Angela Marinescu si posava oltre a ciò che sentiva esserle concesso, in questo volume di Gilda Vălcan la solitudine diviene che muta: « […] mi trasformo lentamente, prendo le forme del tuo corpo, / e cieco potrai vederti nel mormorio delle voci che / mi chiamano già con il tuo nome» (p. 83), corpo che implora: « […] e mi inchinerei al cospetto degli dei se potessi vestirmi del tuo corpo […] » (p. 97) e che possiede spasmi: «[…] per indossare / un salvagente mortale / perché il tempo non passa, noi passiamo, il tempo resta lì / e ride degli spasmi del nostro corpo.[…]» (p. 95).

Nei fraseggi contenuti in questa antologia si respira l’interiorità che la poetessa esplica in un continuo dialogo tra sé e l’altro da sé rievocando in questo ‘specchiarsi’ ciò che fu caro anche a Mariana Marin [3] e decretando infine: «[…]siamo tutto ciò che gli specchi hanno potuto conservare / dei nostri volti.» (Siamo, Io sono ombra, p. 37), «Tu sei stato in tante vite, / sei stato io anche ieri / e anche domani lo sarai, / per questo non possiamo incontrarci. / invano ci cerchiamo negli specchi, / lì c’è il contrario di quello che sei / di ciò che sono. […]» (p. 107). La ‘pietra’ di Marta Petreu [4] ne ricorda la determinazione che indomita si posa su persone, parti del corpo e oggetti, in concitate accezioni: «[…] bacerei la pietra del tuo occhio […]» (p. 33), «[…] che il tempo passa e lascia impronte profonde nella pietra, […]» (p. 95) e nel mentre, le palpebre resistono: «[…] abitiamo in una casa che sta per crollare, / la mattina ci svegliamo con la calce viva / sulla nostra unica palpebra […]» (p. 105).

È proprio questo resistere di palpebre a vegliare sulla poesia di Gilda Vălcan. Così, il volto si scioglie: «Dove passi / il mio volto si scioglie / all’ombra della tua voce / e non riesce / a pronunciare la parola / che ti condurrebbe sui miei passi […] » (p. 41), ci si nasconde all’ombra degli alberi: « […] “nulla. mi piace credere che sul tuo corpo / crescano alberi alla cui ombra mi nascondo.” […] » (Oggi resti con me, Io sono ombra, p. 45), in quell’ombra che diviene soglia: «E cosa avrei dovuto fare, uccidervi? / la dolcezza uccide con mille volti / l’abbraccio in cui vi addormento è un veleno / riscaldato all’ora della penombra, lì dove / tutti mi avete abbandonata. […]» (p. 85), «Aspetto, i miei vestiti cadono sulla soglia della porta / resto con la pelle che spoglierebbeanch’essa le arterie» […] (p. 97), «[…] qualcuno guarda nell’ombra il nudo composto di ossa / e si chiede cosa stia aspettando.» (p. 97)

Il filo di solitudine che lega la poesia di Gilda Vălcan si scardina in alcuni fraseggi per essere ricondotta in parole immediate, sconosciute all’autrice, che si scrivono da sole e che per tale ragione si sottraggono all’obbligo del permesso: « […] Se potessi pronunciarti / mettere il tuo nome sulle tue cosce / ferirti / avrei le parole […] », (p. 33), «Sono perseguitata da alcune parole che si scrivono da sole / le trovo quando rileggo le mie righe e so che non sono stata io […] », « […] senza il mio permesso questa parola che resta a me sconosciuta, e mi chiedo, chi mai abita sotto la mia palpebra o sotto la mia / unghia / e a ogni lettera mi scrive parole dirette soltanto a me?» […](Sotto la palpebra, Io sono ombra, p. 61).

Sottrarsi all’obbligo del permesso, sottrarvisi, fino alla certezza della penultima pagina:

I morti mi vogliono
sono andati tra i loro cari per consolarli
ma loro vogliono me
e io non posso morire
non muoio.
alcuni hanno coltelli affilati
attaccati alla mia gola
e tagliano!
non accade nulla.
come se non avessi sangue
come se esistessi solo nella loro mente.
oppure i morti mi hanno già presa
con ogni loro morte
ma non ne sono consapevoli
e continuano a volermi.
hanno reclutato mercenari da ogni orizzonte,
vedo i loro sguardi corrotti
da stupide promesse fatte dai miei morti,
come se il mondo fosse stato creato per loro.
e Dio gioca con le loro vite
e il Diavolo gioca con le loro menti,
e io danzo schiacciata tra i fiori
sopra la mia tomba
aperta dall’alba all’alba
e comunque non muoio!
Una croce calpestata dalle pietre
Un cuore strappato dal petto
Una mente rinchiusa in delirio
Un’anima portata in braccio
Dal solo figlio avuto.
i morti mi vogliono
ma io non sono più.
né qui, né lì, né nella parola.
cercami nell’abbraccio infinito
elargito nel momento in cui ho partorito.
(G. Vălcan, Io sono ombra, Poesie scelte, pp.111-113)

Per Orizzonti culturali: https://www.orizzonticulturali.it/it_poesia_Gilda-Valcan.html

Per Criterion Editrice: https://www.criterioneditrice.com/store/products/io-sono-ombra

 

NOTE

1. P. Celan, Sprich auch du, Von Schwelle zu Schwelle, 1995.
2. A. Marinescu, La carne della solitudine, Antologia della poesia rumena contemporanea, trad. Linda Maria Baros in Confluences poétiques.
3. M. Marin, Poema d’amore, Zestrea de Aur, 2002.
4. M. Petreu, Come a una pietra, Questa non è la mia vita, Ed. Polirom, 2014.


Nota biografica
Gilda Vălcan, nata nel 1973 a Galați, è una poetessa romena contemporanea, nonché una profonda conoscitrice della filosofia classica e moderna. Ha svolto un dottorato di ricerca in filosofia all’Università Babeș-Bolyai a Cluj-Napoca, in Romania, e ha insegnato alla Facoltà di Giurisprudenza presso l’Università Tibiscus a Timișoara e all’Università di Padova. Ha pubblicato diverse raccolte di poesia: Pe linia spatelui tău (Sulla linea della tua schiena), Editura Universităţii de Vest, Timișoara 2002, che è stato insignito del premio Timișoara per i giovani poeti dell’Unione degli Scrittori di Romania, Cu uşile întredeschise, (A porte socchiuse), Marineasa, Timișoara 2011, di cui esiste anche una traduzione in spagnolo, Cu uşile întredeschise, (A puertas entreabiertas) trad. Por C. Iliescu Gheorghiu, Onada Edicions, Benicarlo, 2014. Femeia de sticlă (Donna di vetro), Marineasa, Timișoara 2012 e Medusa (Medusa), Brumar, Timișoara, 2018.

Rubrica “POESIA E VOCE – Emozioni in sillabe” laFeltrinelli librerie

POESIA E VOCE – Emozioni in sillabe, la rubrica curata per la Feltrinelli Editore, tutti i lunedì alle ore 19.

POESIA E VOCE – Emozioni in sillabe è la rubrica curata per la Feltrinelli Editore e sarà un viaggio tra le righe di alcune delle più importanti poete al mondo che hanno affidato alla carta la realtà che sentivano e vedevano.

Sarà un viaggio tra i paesi, dal Cile all’Italia, dagli Stati Uniti alla Bulgaria, dall’Argentina alla Russia, dalla Persia alla Romania

Tutti i lunedì alle ore 19