Intervista a Carlo Piano, giornalista e scrittore: Il torto, Donato Bilancia
«[…] Nessuno prima di lui aveva ucciso così freneticamente senza un motivo apparente, né un vantaggio economico. Non lo ha fatto per odio o ritorsione, né perché fosse ossessionato o erotomane. […]. Uccide per uccidere. Quando si sente completamente solo, decide di annullarsi.
Spara per violenza autodistruttiva, una ‘pulsione di morte’ […]. Bilancia uccide perché è in realtà già morto” (Vittorino Andreoli, Il Torto, p.96) […]»
Carlo Piano è autore de Il Torto, diciassette gradini verso l’inferno (E/O editore, 2023), libro che ripercorre il percorso di Donato Walter Bilancia, condannato a 13 ergastoli per 17 omicidi, basato su 90000 pagine di verbali, 65 faldoni di documenti e 80 fascicoli di intercettazioni telefoniche, atti giudiziari.
Da caporedattore della redazione de Il Giornale, a Genova, seguisti il caso Donato Bilancia; ebbi anche modo d’incontrarlo. Alcuni definirono Donato Bilancia il “Male”; quale definizione sceglieresti?
Lo definisco come un personaggio uscito da una tragedia di Sofocle, un personaggio che direi fragile, feroce e contraddittorio nello stesso tempo.
«Le donne salivano sui treni guardinghe e con la bomboletta urticante al peperoncino in borsa. […]. La gente non si tratteneva in piazza […]. Il procuratore generale […] consigliò […] alle donne di non prendere il treno “se non strettamente necessario”. […]. Il prefetto di Imperia propose di concentrare i viaggiatori in pochi vagoni presidiati da guardie armate. […]. La Polfer svolse controlli straordinari ventiquattr’ ore al giorno […].». Che cosa ha rappresentato Bilancia per la città di Genova?
Ha rappresentato un incubo che è finito venticinque anni fa, il 6 maggio, con l’arresto di Donato Bilancia davanti a San Martino. Si è chiuso un incubo però si è anche aperto un enigma perché ci si è iniziati a chiedere, almeno io mi sono chiesto, e mi chiedo tutt’ora: cos’è che può spingere un uomo, un balordo, un ladro, ma che comunque non aveva mai fatto del male a nessuno, a diventare il serial killer più prolifico e frenetico della storia del crimine italiano, peraltro a 46 anni; è questo il mistero che psichiatri, avvocati, giudici hanno cercato di risolvere e ci provo anch’io.
«I giornalisti mi usano. Genova ha bisogno di qualcosa di clamoroso da sfoggiare di fronte al mondo. Chi è quel cane che si stacca da un osso succulento come me?» (p.241). Gli omicidi commessi tra il 1997-1998, senza internet né social. Come sarebbe stato accolto il caso Bilancia nell’oggi?
È una bella domanda perché sicuramente ci sarebbe stata una folla a patteggiare per Bilancia, ma a proposito di internet e di social, utilizzandoli molto, la critica che mi viene rivolta e che ho accolto, include la domanda: “perché è necessario parlare di un personaggio del genere?”. Perché parlarne? Perché penso che il male che ci piaccia o no, esiste, quindi bisogna anche cercare di conoscerlo e di combatterlo e questo è un modo come un altro, stare in silenzio non vuol dire farlo sparire. Oggi certamente tanti diventerebbero emulatori di Bilancia, i social amplificano il bene e il male.
«Non era ipotizzabile che fatti così diversi fossero opera di una stessa mano, non esisteva elemento che collegasse l’omicidio di un metronotte a quello di una passeggiatrice, l’uccisione di una coppia con il tentato omicidio di una transessuale. Un serial killer non avrebbe colpito senza logica» (Luca Zucca, p.251). La non intelligibilità di Donato Bilancia.
Questo è l’elemento che ha messo in grande difficoltà tutti, ho scoperto assieme agli investigatori che dietro agli omicidi vi era una sola mano perché, soprattutto all’inizio, gli stessi investigatori non capivano niente. Come collegare due sposini uccisi a Piazza Cavour, all’omicidio di una prostituta uccisa a Cogoleto, a un cambiavalute rapinato e freddato a Ventimiglia? Questa è l’altra singolarità di questo personaggio che cambiava continuamente modus operandi, bersaglio e movente, quindi bravi gli investigatori, in questo caso i carabinieri, ad arrestarlo. Per la prima volta in Italia è stato usato il DNA dal RIS di Parma per avere la certezza che si trattasse proprio di lui. Quindi si apriva un’era scientifica dell’investigazione.
Mi collego ad un passaggio del libro: «C’è sempre qualcosa di assurdo quando un bambino cessa all’improvviso di respirare sull’orlo della vita» (p.263) e lo correlo a una frase ritrovata sul taccuino di Bilancia «un uomo muore senza amore, le sue viscere si raggrinziscono e il petto gli diventa come un legno secco» (p.264). Bilancia affermerà: «Non sono un mostro ma un uomo che ha bisogno di cure. La società genera i mostri…» (p.243) Quale visione ritieni abbia apportato il caso Bilancia? Anche da un punto di vista sociologico.
È veramente molto difficile capire se una persona sia capace d’intendere e di volere, i giudici in questo caso ritennero così, nonostante le turbe, nonostante i disturbi borderline. Era molto affezionato a suo nipote che muore in maniera tragica a quattro anni perché il fratello di Bilancia, Michele, si suicida con il bambino in braccio alla stazione di Pegli, nel giorno dell’udienza di separazione dalla moglie, peraltro era il 19 di marzo, la festa del papà, quindi sono tutti fatti che lo segnano però i giudici decisero così. Dicevo il confine labile perché secondo me indagando su Bilancia si scopre che la distanza tra le persone cosiddette normali, come ci consideriamo noi e un carnefice, è molto minore di ciò che si possa pensare, ma citando dei casi
anche più recenti, penso al caso di Alice Scagni, a Genova, alla fine il carnefice era il fratello, ma anche l’ultimo omicidio al Carmine, ovvero persone che mai ti aspetteresti; basta forse un neurone che salta per prendere un bivio diverso a un certo punto della vita. Secondo me è questo l’aspetto che più sconvolge.
L’intervista è stata realizzata il 4 Maggio per La Feltrinelli Genova in occasione della presentazione de “Il Torto”
Nota biografica
Carlo Piano (Genova, 1965). Si laurea nel 1991 in lettere moderne all’università di Genova con una tesi in filologia romanza. Giornalista, collabora da anni con diversi quotidiani e settimanali.
