Intervista a Carlo Valli, attore, doppiatore, direttore del doppiaggio, dialoghista, fotografo italiano.
«[…] Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse e il mondo appare diverso da quassù, non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi […]»
Dal film L’attimo fuggente (Peter Weir, Warner Bros Italia – Touchstone Home Video, 1989), Scenari artistici – Interviste, si apre oggi a Carlo Valli: attore, doppiatore, direttore del doppiaggio, dialoghista, fotografo italiano.
Benvenuto Carlo, vorrei lasciare a te la scelta di una frase per aprire questa intervista.
Apriamo con la frase che hai scelto: «[…] dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse e il mondo appare diverso da quassù […]»
La tua partecipazione al Festival Internazionale di Poesia di Genova nel 2022: quale suono, immagine, parola, poi divenuto ricordo, associ all’edizione?
Da appassionato di poesia mi ha fatto piacere ricevere l’invito. Ricordo l’incredibile sala che ci ha ospitati, due lampadari straordinari, palazzo bellissimo.
Hai iniziato a recitare a 10 anni e lavorato molto tempo in teatro prima di divenire doppiatore e dialoghista. Quale il ruolo della voce rispetto alle parole e al corpo in scena?
Il ruolo della voce in relazione al doppiaggio italiano è importante perché permette agli spettatori di usufruire del film, non tutti conoscono la lingua originaria o riescono a leggere i sottotitoli e guardare il film contemporaneamente. Un film è già “completo” per girare il mondo, il nostro doppiaggio serve al pubblico, ma se non eseguito bene può rischiare di rovinare un film. Il ruolo della voce, rispetto alle parole e al corpo in scena è importante perché bisogna dare una “verità” che dev’essere il più possibile simile a quella dell’attore che sta lavorando in quel momento perché, quando guardiamo il film, subito dopo i titoli di testa, ci dimentichiamo che in quel momento ci sono venti persone dietro la cinepresa e stanno recitando, entriamo nella verità di ciò che vediamo e la stessa cosa dobbiamo fare con la voce, non si può sbagliare.
«far credere che è vero è quello il difficile del doppiatore» . Da cosa partire nel dare voce alla voce di qualcun’ altro?
Bisogna partire da ciò che si vede e si sente, il doppiaggio è l’operazione di “incollaggio” sulla faccia dell’attore che si sta doppiando, è vero che il difficile è renderlo vero perché noi possiamo farlo solo con la voce però siamo abbastanza bravi perché la faccia dell’attore ha già fatto tutto, sempre parlando di film importanti e di attori veramente bravi, in questo caso dobbiamo metterci “solo” la voce italiana, ma appunto bisogna cercare di non sembrare delle voci fuori campo, bisogna interpretare e seguire l’attore che si vede e si sente il più possibile. In questo momento storico ancora di più, sono richieste voci molto simili all’ originale.
Mi ricollego al film l’Attimo fuggente, con protagonista l’attore Robin Williams deceduto nel 2014 e da te doppiato più di una quarantina di volte. Affermasti: «mi sembrava quasi di conoscerlo». Legarsi a un personaggio, a una voce, rappresentandone per decenni il timbro, le emozioni, i sentimenti. Cosa si prova quando termina il rapporto?
Quando l’ho saputo, è stato come se fosse morto un amico; non l’ho mai conosciuto, venne in Italia per la trasmissione del Maurizio Costanzo Show e in occasione dell’uscita del film Mrs. Doubtfire però io non ne ero a conoscenza, ero a casa e guardavo la televisione. Gli fecero vedere dei pezzi dei film da me doppiati e ricordo rideva, si capiva quanto per lui fosse strano sentirsi doppiato da un italiano (sorride, ndr) però ne era contento, alla fine fece i complimenti al doppiatore e volle conoscerne il nome, in sala alcuni miei colleghi glielo riferirono; mi fece i complimenti e io da casa me li presi.
Ricevetti notizia della sua morte da un amico, di notte e durante tutto il giorno mi raggiunsero un centinaio di telefonate da radio e televisioni, tutti mi chiedevano un’intervista, vicinanza anche da parte di persone comuni e ammiratori, qualcuno mi fece anche le condoglianze come se fosse stato un mio parente; ero in vacanza e ricordo vennero anche in Valle d’Aosta per intervistarmi. Mi è dispiaciuto molto, per me era come un amico ormai, l’ho doppiato così tante volte, più di quaranta film.
Con l’avvento del digitale com’è cambiato il mestiere del doppiatore?
È cambiato moltissimo. Qualche fonico non riuscì a stare al passo con il cambiamento e dovette smettere di lavorare. Noi lavoravamo con la pellicola, con un nastrino su cui veniva incisa una traccia dopo l’altra, non vi erano infinite piste, non era possibile ascoltare contemporaneamente più tracce registrate in giorni e tempi differenti, incidere una scena condivisa in momenti diversi, a differenza di ciò che è possibile fare oggi con il digitale, questo è l’aspetto positivo. L’aspetto negativo è rappresentato dal fatto che ormai i tempi di lavorazione si sono abbreviati, si producono più anelli a turno, allora in tre ore con alcuni direttori si potevano realizzare anche due o tre anelli, nemmeno trenta righe, finché non venivano bene. Adesso non è più pensabile, si realizzano cento-centoventi righe a turno, trentacinque anelli e dovendo andare così veloce si procede a discapito della qualità.
Il teatro in Italia
Ho cominciato con l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico perché volevo divenire attore di teatro, sono entrato in accademia (1962, ndr), diplomato nel 1965 e da allora ho sempre fatto teatro; allora le turné erano incredibili, sette/otto mesi ogni anno e poi sempre meno; ora recito anche in molti spettacoli che vanno in scena per due settimane o un mese al massimo, ma continuo a farlo; il teatro oggi non è più come una volta, non ci sono più le compagnie e anche i teatri stabili ormai realizzano spettacoli con due – tre attori, una compagnia di quindici – venti attori, come una volta, non esiste più e non è più pensabile, è tutto diverso.
Come si può inquadrare lo scenario?
Non in positivo, intanto perché la qualità è un po’ bassa, gli attori bravi di una volta sono quasi tutti morti oppure molto anziani, non c’è stato un vero ricambio; sì, ci sono ancora degli attori bravi, ma pochi e non ci sono più le compagnie private, magari in futuro evolverà in meglio.
L’insegnamento è sempre lo stesso, c’è l’ Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma, la scuola del Piccolo Teatro di Milano, il Teatro Stabile di Genova e ci sono dei fior di attori che insegnano, ma non c’è più la voglia di fare produzione per il teatro e ciò è dovuto al fatto che il prodotto artistico ormai è penalizzato in tutti i sensi perché non produce voti né soldi e quindi è sempre tutto molto complicato.
Il nudo femminile nella fotografia
La fotografia è uno dei miei hobby, l’altro è la musica, ultimamente sto studiando il violoncello. Mi piace la fotografia e fotografare soprattutto le persone perché diversamente dai paesaggi cambiano, sono vive, in ogni momento sono diverse dal momento precedente, il nudo femminile è una delle cose più belle che si possa fotografare ed è ciò che prediligo.
Vuoi anticiparci in merito ai tuoi progetti prossimi?
Ho iniziato a gennaio la direzione del doppiaggio del film Scream, mi sono occupato di tutti e quest’ultimo è il sesto, è lungo otto rulli e durerà due ore, siamo in sala a doppiarlo. La prima settimana di marzo curerò la direzione del doppiaggio di un film francese molto bello, di cui ho curato anche l’adattamento dei dialoghi, che ha come protagonista Isabelle Huppert. Una commedia divertente, ironica, sulla quale mi piacerà lavorare. Per ora non ho progetti teatrali.
Abbiamo aperto l’intervista con una frase; se volessimo lasciare parlare la parola come significante e come significato, cosa ci direbbe oggi?
Credo che il teatro non potrà morire mai, ve ne sarà sempre bisogno. Il fatto che persone “vere” facciano cose in quel preciso momento e tu le veda è qualcosa che non può scomparire e che né il cinema né la televisione possono attualmente fare. Il teatro sarà sempre vivo e importante e quindi credo prima o poi rifiorirà.
Grazie Carlo
Grazie a te, Laura
L’intervista è uscita sul numero 11 di ElettRivista 
Nota biografica
Carlo Valli è attore, doppiatore, direttore di doppiaggio e adattatore dialoghi. Partecipa a numerose trasmissioni radiofoniche e televisive fin da bambino. Si diploma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” nel 1965 e da allora partecipa a molti spettacoli teatrali con registi e attori come E.M.Salerno, L.Ronconi, G.Cobelli, F.Enriquez, V.Zurlini, G.Sbragia, M.Missiroli, G.Bosetti, G.Lavia, A.Calenda, M.Bolognini, S.Fantoni, M. Sciaccaluga, F.Crivelli, P.Giuranna, P.Carriglio, R.Andò, D.Salvo, D.Pecci. Dal 1966 lavora anche nel doppiaggio come doppiatore, direttore e dialoghista. Fra i numerosi attori doppiati, (Kurt Russell, Bill Pullman, Colm Meany, Jim Broadbent, Richardf Dreyfuss, Martin Sheen, Robert Duvall, e altri), è stato la voce italiana di Robin Williams. Nel 1995 ha vinto il “Nastro d’Argento” per il doppiaggio di “Mrs. Doubtfire”.
