Intervista a Federico Dragogna produttore, compositore e musicista
«Lavorare è il mio secondo lavoro / il primo è farvi contenti / mi sono quasi innamorato degli altri / sì riesco quasi a vederli» (Lavorare è il mio secondo lavoro, Dove nascere, Pioggia Rossa Dischi/Ada Italy, 2023)
Dove nascere il tuo debutto solista dopo il percorso musicale con i Ministri; quale l’idea alla base di questo album?
È nato da una volontà molto forte perché il mondo non sta chiedendo altre canzoni (sorride, ndr); provo a scrivere canzoni da quando ho sette anni, ne ho quaranta e mi sembrava trentarè anni fossero abbastanza per decidersi a pubblicare un disco solista. Quest’album proviene da una lavorazione di cinque anni, è un passo ben ponderato e forse anche la pandemia ha contribuito, ci ha ricordato di non rimandare troppo le cose da fare
Affermasti: «Considerare le canzoni un gesto verso gli altri». Mi è sovvenuto in mente il concetto di “dono”.
Credo il periodo pandemico ci abbia portato a riflettere su quale sia la nostra funzione nel mondo rispetto agli altri scoprendo come l’esistere sia intimamente legato alla presenza delle altre persone; sì, credo la musica sia davvero un dono, in questo momento direi anche economico considerando il mondo degli streaming e Spotify, ma va bene così. Bisogna essere determinati nel proseguire a fare musica e nel cercare di arrivare agli altri perché possono salvarci, continuare a darci voce e la possibilità di scrivere canzoni
«Poi sentiti libero di parlare / un po’ meno di tacere» (Sentiti libero, Dove nascere, 2023). Su cosa non tacere?
Sulle ingiustizie che accadono davanti ai nostri occhi nella realtà, nel mondo antico, fisico, concreto, il mondo vero. In questi casi cercare di far sentire la nostra voce costa tantissima fatica e paura viceversa il non tacere sulle ingiustizie che ci sono nel mondo contribuendo ogni giorno con un nostro post, escludendo i casi importanti naturalmente, non costa fatica e in più trattiene sempre quel piccolo riverbero di luce su di sé, sul farsi vedere che non è così importante.
«che cosa ci stiamo dicendo / quando ci diciamo che è tutto normale?» (Dubbi, Dove nascere, 2023). Spostare pensieri su una zona da esplorare.
Il verso proviene da Dubbi, una canzone che mette in crisi i punti di vista esattamente ciò che fa il dubbio; i dubbi possano diventare tutto: critica, qualsiasi tipo di corrente filosofica, ma credo sia sempre meglio difenderli anche se dovessero produrre soltanto teorie bislacche o retrograde perché appunto la nostra idea di normalità se plasmata soltanto dalle grandi voci, sulle quali non abbiamo controllo, può essere pericolosa, distorta, manovrata, l’abbiamo visto tanto negli ultimi due secoli e potrà esserlo sempre di più e quindi, benvenuto il dubbio su tutto.
Si parla di sostenibilità nella musica; quale il tuo punto di vista in merito?
La sostenibilità nella musica credo contenga un po’ di contraddizione al suo interno; citavo Spotify perché circa settantamila canzoni vengono pubblicate e promosse ogni giorno ed è sicuro che per quanto la musica ci sembri immateriale, le canzoni abbiano un costo di elettricità, di spese per la produzione e la promozione, la pubblicazione, il mantenimento nei server o quant’altro. Trovo abbastanza assurdo che proprio in quest’ epoca in cui stiamo tanto parlando di sostenibilità, l’industria della musica dal vivo sia sempre più simile all’industria della seconda metà degli anni settanta ovvero show e palchi enormi, luci, tutti a rincorrere il ledwall più grande, droni e magari tutto ciò per parlare, da questi palchi stellari, di sostenibilità. Mi piacerebbe un progetto diverso: incremento di piccoli club e spazi per la cultura per esempio nei paesi sugli Appennini o situazioni similari; mi piacerebbe davvero che l’industria rallentasse e pensasse di essere anche umanamente sostenibile.
L’intervista è stata realizzata il 10 Maggio per La Feltrinelli Genova in occasione della presentazione dell’album Dove nascere
