NECRODEATH The Shining Book

Intervista a Massimo Villa: NECRODEATH The Shining Book

Lunga vita ai Necrodeath, lunga vita al metal!”. Dalla prefazione dei Cadaveria contenuta nel libro NECRODEATH The Shining Book (Arcana Editore, 2021), si apre l’intervista a Massimo Villa: responsabile eventi Feltrinelli e scrittore.

Massimo vorrei lasciare a te la scelta di una frase per aprire questa intervista
Beh, che dire, grazie per l’opportunità. Mi fa piacere che ci sia interesse verso una grande realtà metal spesso troppo sottovalutata. Ma sto notando apprezzamenti da parte di tutti, fortunatamente.

NECRODEATH The Shining booke The Shining Pentagram (Necrodeath, demo, 1985), il trash/black metal prende avvio dalla luce: «Il triangolo black fra le tre cittadine soleggiate e soleggianti e sedi di vacanze estive balneari rinomate in tutta Italia, aveva appena dato vita al primo germoglio della distruzione sonora più violenta del nostro paese» (NECRODEATH The Shining Book, p.13). L’Italia e il metal.
Tra l’Italia e il metal è sempre stato un rapporto di odio/amore. Negli anni ’80 era praticamente impossibile emergere per chi suonasse un genere estremo, già avevano difficoltà gruppi più mainstream come i Vanadium. Potevi esibirti pochissimo dal vivo e le case discografiche non ti consideravano. Ora le cose sono indubbiamente migliorate, e come i Necrodeath insegnano, già a partire dagli anni ’90. Ma rimaniamo sempre degli incredibili esterofili. In Germania se fanno un festival gli headliner sono tedeschi, lo stesso nei paesi nordici o in Inghilterra. Da noi fare un Wacken sarebbe un mezzo fallimento.

Nella biografia si ripercorrono più di trentacinque anni di storia della band e si materializzano luoghi, negozi di dischi e riviste che accompagnarono il genere musicale nel periodo in cui gli scambi di lettere da ogni parte del mondo con la regola del Send back the stamps erano norma. Condividere la passione prima dell’avvento di internet: come ritieni sia cambiato il modo di vivere la musica?
È cambiato completamente. Non so dirti se in meglio o in peggio, ma nell’era digitale ora è tutto più fruibile, si sa sempre cosa succede di tutto e di tutti, si possono seguire i concerti in streaming o su YouTube e c’è Spotify. Chi acquista cd o ancora di più vinile è ormai una sorta di collezionista, una volta la community e l’ascolto della musica sostituiva il social network, i gruppi si vedevano dal vivo, c’era più “gregge”. Forse arrivare a farsi ascoltare è più alla portata di tutti ma siamo invasi da mille prodotti che distraggono sicuramente dalle cose realmente di qualità. Una volta c’era più tempo per assaporare, gustare e capire. Ora si brucia tutto più in fretta.

Dal fraseggio contenuto nella tua raccolta di poesie: «La pioggia urla la / caduta incontrovertibile / a cui s’ispira / quando dipinge le luci / con tale maestria» (M. Villa, Harrison, Saraceni dagli occhi d’Ardesia, Ed. Della Rosa, 1996) mi collego all’affermazione di Flegias: «Puoi cantare nel miglior impianto voce al mondo, ma se poi te ne stai impalato sul palco e non vomiti tutta la tua rabbia, a me non trasmetti proprio nulla» (Flegias, NECRODEATH The Shining Book, p. 218). L’urgenza espressiva per te?
Ha ragione Flegias. La vecchia scuola sa benissimo che contava l’attitudine. Magari si era meno bravi tecnicamente ma si trasmetteva molto di più sul palco. Le registrazioni in studio erano quello che erano, molti dischi del passato ascoltati oggi sono allucinanti da un punto di vista della produzione, eppure il fan andava a cercare la rabbia, la voglia di esprimersi, la forza che veniva trasmessa. Ora la tecnica la fa da padrona, i musicisti sono tutti preparatissimi ma forse si è perso qualcosa in verità e carica esplosiva.

«Una band come noi al debutto si poteva trovare di fronte a 700 persone con solo un paio di demo alle spalle, se avevi già imposto la tua personalità. Oggi, ripeto è impensabile per qualsiasi band che debutta e che si autoproduce fare questi numeri alla prima data… ma forse anche all’ultima […] ». (Peso, NECRODEATH The Shining Book, pp. 32-33). L’allora e l’oggi.
In quegli anni quando c’era un concerto, e ce n’erano pochi, era un evento. Ci andavano tutti. Ora fare 700 persone in un teatro è impensabile. Troppa dispersione, e, come dicevo, ormai è tutto un evento, si può fruire di qualsiasi cosa in qualsiasi momento. Non c’è più l’urgenza dell’andare, come c’era una volta. Certo, i grandi concerti oggi ci sono e certi festival fanno anche 70000 persone. Ma per farlo che macchina organizzativa hanno alle spalle? E che roster devono presentare? Nell’era dei social e di una vita che va molto più veloce in qualsiasi aspetto suonare dal vivo è forse più facile ma i risultati sono quello che sono. Spesso e volentieri.

Genova negli anni ’80 – ‘90 ha accolto numerosi live di band internazionali della scena metal, indie rock, grounge… poi?
E poi basta, per quello che riguarda il metal. Ora gli organizzatori preferiscono l’alternative e il nuovo indie italiano, vedi Goa Boa o cose simili. Siamo nell’era dell’esplosione della trap/drill e per i ragazzini tira di più. I concerti rock ci sono, ma non riescono quasi mai a fare grandi numeri. Spesso si tenta, abbiamo sempre cose interessanti al Crazy Bull, ad esempio, ma eventi grandi con band internazionali per ora sono a scapito di grandi città. Forse perché chi va a vedere rock o metal a Genova non è purtroppo un popolo così numeroso come chi ascolta altri generi. Oppure è semplicemente un cane che si morde la coda. Poca offerta, poca gente e via così. È un peccato dover magari andare a Milano Torino o Bologna per vedere cose che potrebbero essere gustate anche qui.

«Mi auguro che nel momento in cui leggerete queste pagine la situazione sia migliorata, e che la prospettiva di riprendere con i concerti non sia più solo un miraggio. » (Elena Merlin, NECRODEATH The Shining Book, p. 254). In qualità di responsabile eventi e appassionato di musica come valuti questa “nuova” dimensione?
Una dimensione a cui gioco forza abbiamo dovuto abituarci. Non è il massimo. Se già prima internet aveva un ruolo di primo piano anche in questo settore, con la pandemia è diventato leader indiscusso. Spero che il calore umano possa tornare prepotentemente a farla da padrone quanto prima. Ora come ora gli eventi, le presentazioni o i concerti in genere soffrono e non sono più ritornati ai livelli del 2019, purtroppo.

Vuoi anticiparci in merito ai tuoi progetti prossimi?
Sto lavorando a una nuova biografia di un’altra fondamentale band metal ligure, che dovrebbe vedere la luce in estate. E poi dovrebbe uscire anche il mio nuovo romanzo di fantascienza.

Abbiamo aperto l’intervista con una frase; se volessimo lasciare parlare la parola come significante e come significato, cosa ci direbbe oggi?
Ci direbbe di non mollare mai i nostri sogni al primo che capita e conservarli sempre ben saldi nel cuore e nella mente. Il sogno che hanno anche avuto i Necrodeath negli anni ’80 e che non hanno mai dimenticato. E buona parte direi che lo hanno realizzato, regalandoci capolavori, emozioni e sincerità. Alla fine il libro è una storia, che potrà piacere anche a chi non segue il metal estremo. Come guardare un film. A mio avviso si potranno divertire.

Grazie Massimo
Grazie a te.


Nota biografica
Massimo Villa nasce a Genova nel 1968. Ha pubblicato diversi racconti, romanzi e saggi tra cui Frigo Leader (Erga, 2018), Gioco dunque sono. Filosofia del videogamer (Melangolo, 2020) e una serie di profili musicali per i segni zodiacali in L’astro Narrante (Fanucci, 2020).